domenica 16 aprile 2017

Le incomprensibili dinamiche di Instagram.

Devo dire che sono sempre stata una grande sostenitrice della tecnologia nel suo complesso, e dei social in particolare. Negli ultimi mesi, tuttavia, ho dovuto ricredermi. Magari sarò pure io ad essere troppo ottimista quando attribuisco alcuni (discutibili) modi di fare all'influenza dei social, ma per un attimo accantoniamo questa possibilità. Sarò breve.

Quando mi capita di dire, chiacchierando del più e del meno, che ho un'app sul telefono che mi dice chi mi rimuove da Instagram, mi guardate come se fossi appena scappata da un manicomio. Credo sia arrivato il momento di chiarire questa situazione: io un'applicazione del genere non me la sono mai cercata, anzi, non sapevo nemmeno della sua esistenza. Me la sono ritrovata davanti e l'ho installata, ma come ho installato tante altre cagate. E vi dirò, sembrava una cagata anche a me, almeno all'inizio. Invece col tempo ho imparato ad apprezzarla, perché mi ha permesso di evidenziare alcune dinamiche che dubito avrei notato diversamente. Vi faccio un esempio.

Qualche tempo fa, un Pincopallo Pallopinco mi confessò che, nonostante le incomprensioni che avevamo avuto nelle settimane precedenti, avrebbe avuto comunque piacere a mantenere una "genuina amicizia". Ottimo, mi son detta. Peccato che, tempo due ore, mi avesse rimosso da Instagram. Ora, converrete con me che la cosa sia stata, seppur non grave, perlomeno incoerente. Non vi ho ancora convinto? Facciamo un altro esempio.

Vi sarà sicuramente capitato di avere un caffè "in sospeso" con qualcuno. Sono quei tipici "poi ci prendiamo un caffè" che alla fine non prende mai nessuno, ma questo è un altro discorso. Mettiamo il caso, quindi, che abbiate chiacchierato amorevolmente con qualcuno e che, congedandovi, vi siate detti cose del tipo "allora ci aggiorniamo per il caffè" (aridaje), oppure "vabbè dai, poi ci sentiamo per gli auguri di Pasqua" e convenevoli vari. E poi, che succede? Che proprio oggi, la mia super-fanta-mitica app (che per me ormai è un angelo custode, sappiatelo) mi dice che tal de' tali mi ha rimosso da Instagram (ma che poi, tesoro mio, non c'avevi niente di meglio da fare a Pasqua?).

Ecco, quindi sarebbe interessante approfondire queste dinamiche con i diretti interessati (se ne valesse la pena, ovviamente). Però questi episodi mi hanno fatto vedere Instagram con occhi diversi. Accadono cose strane, lì sopra. Con Facebook è molto raro che si verifichi una cosa del genere, per cause diverse: innanzitutto su Faccialibro siamo molto più "in vista"; in altre parole, i tempi di essere "sgamati" si riducono di molto. Il secondo motivo, non meno importante, è che su Facebook pubblichiamo molti più aggiornamenti, quindi rimuoverci significherebbe rinunciare a una buona dose giornaliera di cazzi nostri, e questo è il Male. A questo punto potreste chiedermi, ma mo' tutto questo per dire cosa? Niente, assolutamente niente. Pasqua è finita, abbiamo la pancia che scoppia di casatielli, pastiere e cioccolata e, essendo la mia digestione piuttosto lunga, mi sono ritrovata un po' di tempo a disposizione per dirvelo: i social vi hanno letteralmente fritto il cervello. 


domenica 19 febbraio 2017

Fuga da Reumapark: Aldo, Giovanni e Giacomo ci dicono addio?

Con il mio tipico tempismo (si fa per ridere), eccomi a scrivere dell'ultimo lavoro cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo, Fuga da Reumapark. Ho una sola domanda da fare: perché? Dopo Box Office credevo di aver già visto la peggiore pellicola che il cinema italiano potesse mai produrre, ma evidentemente mi sbagliavo.

Intendiamoci, io sono una storica estimatrice del trio, ma questo film è a dir poco un disastro. Ma com'è che è andata, esattamente? "A Natale un film lo fanno tutti, facciamolo anche noi"? Si diceva che questo film dovesse rappresentare una sorta di "celebrazione" di un sodalizio artistico che dura da ben 25 anni, ma è mai possibile che non ci fosse un modo migliore per farlo?

Ma andiamo con ordine. Il film si apre con Aldo che, nel giorno di Natale, viene letteralmente scaricato dai figli (interpretati da Ficarra e Picone) in questo Reumapark, che altro non è che un ospizio adibito a luna park (o un luna park adibito ad ospizio, non lo so). Questa scena iniziale si svolge in poco più di cinque minuti e quindi io, all'inizio del film, ero già totalmente in lacrime al pensiero di questi poveri nonnini abbandonati dai parenti al proprio destino. Ora, capirete che da un film di questo genere non è proprio la primissima cosa che ti aspetti, quella di piangere come una fontana. Ma proseguiamo con la "trama".

A tal proposito, in alcune recensioni ho sentito parlare di "trama esile", e qui sì che me la sono fatta una bella risata. Parlare di trama esile mi sembra quasi un eufemismo. La trama è semplicemente inesistente. Che poi, non è che mi aspettassi una trama alla Guerra e Pace eh, mi sarei accontentata pure di, che so, un Cappuccetto Rosso, una Barbie Raperonzolo. Niente, dall'inizio alla fine non c'è un benedetto filo logico. Ma andiamo avanti lo stesso.

Consapevole di essere stato abbandonato dai figli, Aldo comincia a prendere confidenza con questo ospizio/luna park, dove prevede già di passare i suoi ultimi anni. E chi t'incontra, proprio lì? Un suo vecchio compagno delle elementari? Ma no, ti ritrova un Giovanni rimbambito che passa le giornate a dar da mangiare agli animali. Animali finti, però. Tristezza all'ennesima potenza. A questo punto del film, ci sembrerebbe ridicolo anche solo pensare che Giacomo abbia fatto la stessa fine e sia "parcheggiato" proprio nello stesso ospizio dove, guarda caso, si sono ritrovati anche Aldo e Giovanni. E invece sì, è proprio così. Anche Giacomo, più scorbutico del solito, è rinchiuso lì, costretto su una sedia a rotelle, che rifiuta ogni contatto umano. Da scompisciarsi dalle risate. Logicamente sapevo che, in un modo o in un altro, ad un certo punto del film si sarebbero ritrovati tutti e tre insieme, ma non mi aspettavo in maniera così banale. Che fine hanno fatto gli espedienti di "Chiedimi se sono felice" o di "Tu la conosci Claudia"?

Poi vabbeh, trovo semplicemente assurdo che tre persone che hanno lavorato fianco a fianco per quasi trent'anni si perdano di vista per altrettanti anni e che nemmeno si ricordino l'uno dell'altro ("Giacomino, sono Aldo!", "Aldo chi?"). Okay, voi giustamente potreste dirmi che non è obbligatorio che un film sia del tutto aderente alla realtà, e su questo siamo pure d'accordo, però boh. Io da un film così autoreferenziale tutto mi sarei aspettata fuorché questo. Che poi in effetti "Fuga da Reumapark" è l'apoteosi dell'autoreferenzialità. 'Sti poveri cristi sono comandati a bacchetta da un'infermiera russa, interpretata ovviamente da Silvana (moglie di Aldo), che ha praticamente mandato a comprare il pepe alla Massironi (è un detto delle mie parti, da non prendere letteralmente). E, tra i vari obblighi, c'è anche quello di partecipare alla festa di Natale organizzata dall'ospizio, durante la quale - promette l'infermiera - verranno trasmessi dei divertentissimi spettacoli di un anonimo trio. E chi sarà questo trio? Il Volo? Ebbene no. Aldo, Giovanni e Giacomo interpretano - di nuovo - alcuni dei loro personaggi più noti - i sardi, gli svizzeri, i bulgari, per dirne alcuni - e poi, nel corso del film, vengono proprio fatti vedere alcuni minuti di sketch del passato (si pensi a quello del campeggio). Cioè, fatemi capire. Uno aspetta anni per vedere un film nuovo e si ritrova a vedere cose vecchie?

E per quanto riguarda le cose "nuove", io avrei pure accettato l'idea di voler fare un film con una punta di surreale, ma una punta. Non che mi fai uscire Aldo da uno scatolo della misura di una confezione di vino o che mi entri nella casa degli orrori e mi sbuchi davanti al Duomo di Milano. Ah, e almeno la parte delle ombre cinesi e delle gag stile cartone animato ce le potevate risparmiare, onestamente.


Che dire, io durante il film non ho riso nemmeno una volta. Mi è capitato, al massimo, di sorridere ma solo durante gli spezzoni dei vecchi spettacoli, ma capirete che, avendoli visti tipo 21828721 volte e sapendoli praticamente a memoria, non sempre si può ridere. E poi erano sorrisi diversi, sorrisi potremmo dire di nostalgia, quella stessa nostalgia che mi è rimasta addosso per tutto il giorno seguente. E sì, perché miei cari Aldo, Giovanni e Giacomo, come sono passati per voi questi venti anni, sono passati anche per me e voi, con questa sottospecie di film, non avete fatto altro che infierire. Come se non ci pensassi già abbastanza di mio al tempo che passa inesorabile. Per non parlare del costante aleggiare della Morte durante tutto il corso del film, che per una fissata paranoica ipocondriaca come me è stato veramente un toccasana. No ma grazie ragazzi, veramente, non dovevate. Comunque, se per "celebrazione" si intendeva un rito funebre, allora sì, direi che la definizione è calzante. Ma insomma, che cos'è questo, un ritiro dalle scene? Un congedo? Non un "arrivederci", ma un "addio" definitivo? Perché io, magari mi sbaglierò, ma è così che l'ho inteso. Sarà stato pure un po' vedere Aldo rinchiuso in un ospizio, che non mi sembra proprio l'allegoria perfetta per un rilancio professionale. È come se Ficarra e Picone avessero voluto dire "Papà, tu il tuo l'hai fatto. Mo' tocca a noi".

Ovviamente ci tengo sempre a sottolineare che, quando scrivo di qualche film che ho visto, quelli che leggete (se leggete) non sono giudizi "tecnici". Lo ridico giusto per anticipare le intenzioni di qualche buontempone pronto a copia/incollare qui sotto "tu non capisci un cazzo di (inserire ambito prescelto)". Io scrivo delle mie sensazioni e quindi, essendo "mie" ed essendo "sensazioni", sono poco opinabili, fatevene una ragione. Diverso, invece, è il giudizio sul film in particolare o sugli attori in generale.

So che sono in tanti a non apprezzare la comicità del trio e, sebbene per me sia incomprensibile, lo rispetto. Molti di voi potrebbero addirittura dirmi che non c'è paragone, ad esempio, con il trio Solenghi-Lopez-Marchesini, e avreste pienamente ragione. Sono comicità diverse (che a me comunque piacciono in egual misura) e che, bisogna dirlo, appartengono anche ad epoche diverse. Ma si sa, la comicità è soggettiva.

Comunque tutto questo per dire ai miei cari Aldo, Giovanni e Giacomo: voi non siete "finiti". Avreste ancora molto da dare alla comicità, se solo lo voleste. Ma dovete essere voi i primi a crederci. Noi, in compenso, faremo finta di non aver mai visto Fuga da Reumapark.